“Il 53% dei seggi viene assegnato alla lista che ottiene la maggioranza relativa dei voti; il restante 47% viene assegnato a tutte le altre liste in proporzione
“Il 53% dei seggi viene assegnato alla lista che ottiene la maggioranza relativa dei voti; il restante 47% viene assegnato a tutte le altre liste in proporzione dei voti ottenuti da ciascuna lista”
Il sistema in questione consente di ottenere soprattutto questi risultati: A) garantire la rappresentanza democratica; B) la stabilità del governo.
1) Il partito che ha ottenuto la maggioranza relativa ottiene il pieno diritto, a norma della Costituzione, di formare il governo e di governare per tutta la durata della legislatura.
2) A ciascuno dei partiti che avranno ottenuto i seggi della minoranza viene garantito il diritto di rappresentare in Parlamento i propri elettori esprimendo la propria specifica iniziativa politica sia mediante la critica dell’attività della maggioranza e del governo sia mediante la presentazione di proposte legislative autonome. A questi partiti non sarà possibile in alcun modo creare problemi per la stabilità del Governo, essendo essi del tutto ininfluenti e irrilevanti per la sua formazione.
3) Il corpo elettorale ad ogni elezione avrà la possibilità di decidere liberamente se confermare la maggioranza uscente o cambiarla scegliendo “fra uno qualsiasi” dei partiti di minoranza.
4) Ad ogni elezione tutti i partiti “concorrenti” si troveranno in condizione di “pari opportunità” di ottenere la maggioranza relativa.
5) Gli elettori conserveranno in ogni caso ampia libertà di “scelta fra più partiti”, ognuno distinto da ogni altro per la propria identità politica e programmatica; mantenendo “per tutto il periodo in cui dura l’assemblea elettiva” il diritto di chiedere ai propri eletti, (siano essi appartenenti al partito di maggioranza che ad uno dei partiti di minoranza) di “rispondere” della loro attività politica in relazione agli impegni presi prima dell’elezione.
6) Ogni elettore avrà la possibilità di votare per “scegliere il Capo del Governo” esprimendo la propria preferenza fra candidati diversi all’interno della lista per la quale decide di votare.
polites ha scritto il 25 luglio 2012
La proposta è sorprendentemente interessante. L’unico dubbio è sul punto 5. Non credi che si formerebbe un bipolarismo puro? Tolto il Mov5Stelle chi altri vorrebbe rischiare di non garantirsi il 53%? E a quel punto non ci ritroveremmo con alleanze tanto larghe quanto traballanti che minano esse stesse la tenuta del governo?
giopiz ha scritto il 26 luglio 2012
Forse non mi sono spiegato bene. La proposta prevede che ogni partito presenti la propria lista elettorale : ogni partito avrà il suo simbolo (uno soltanto). Se più partiti vorranno associarsi lo potranno fare, ma si presenteranno comunque nella stessa lista e con “un unico simbolo” (ciò al fine di evitare le coalizioni di maggioranza con partiti distinti che sono la vera causa dell’instabilità di governo in tutti i sistemi elettorali di qualsiasi forma).
giopiz ha scritto il 26 luglio 2012
Caro Polites,
Ritorno più diffusamente sull’argomento.
Permettimi di motivare le mie idee sulla proposta di legge elettorale che mi sembra la più opportuna (propozionale corretto con un premio di maggiioranza, senza sbarramenti, e con libera preferenza ai candidati): a) il sistema proporzionale puro (quello vigente fino al 1994) è il più “democratico” ma non garantisce la stabilità di governo (in esso i partiti piccoli che entrano nella coalizione di maggioranza sono in grado di paralizzare l’azione del governo); b) il proporzionale corretto con premio di maggioranza dato ad una sola lista è un po’ meno democratico ma garantisce alla maggioranza la possibilità di governare e nello stesso tempo garantisce a tutti i partiti di minoranza di essere presenti in Parlamento (e di diventare maggioranza alle successive elezioni); c) il sistema maggioritario “all’inglese”( Legge Mattarella o Mattarellum in trodotto nel 1994) non è democratico e non garantisce la stabilità del governo; d) il sistema vigente (Legge Calderoli – anno 2005 – o Porcellum) che dà un premio di maggioranza “ad una coalizione di più partiti”, non garantisce la stabilità del governo (proprio perché consente “governi di coalizione”) e non è democratico perché non prevede il voto di preferenza e inoltre pone uno sbarramento per i partiti a più bassa percentuale.
Su quest’ultimo sistema (oggi in vigore in Italia e che tutti dicono di voler cambiare) vorrei ricordare agli amici della sinistra che essi hanno “vinto” le elezioni nel 2006 proprio grazie al Porcellum. Con uno scarto dello 0,06 % sulla coalizione di destra si sono trovati a godere del premio di maggioranza e nella possibilità di formare il Governo Prodi II.
Farei notare, questo proposito, che, se i vincitori di quelle elezioni fossero stati veramente contrari a questa legge elettorale, avrebbero potuto cambiarla con l’insediamento del nuovo Parlamento e del nuovo Governo.
Non l’hanno fatto. Poi si è visto che il Governo Prodi II (coalizione di centro-sinistra estrema e destra dipietrista) non è durato neanche due anni interi.
Inutile dire che tutto il chiasso fatto dagli ex Prodiani per indire un Referendum abrogativo del Porcellum serviva solo a far dimenticare la loro responsabilità per non aver provveduto a cambiare questa legge quando erano in maggioranza e al governo (per “merito” della legge che tanto dicevano e dicono di disprezzare).
Un’ultima riflessione. I mezzi di informazione hanno diffuso l’opinione che la questione della elaborazione della legge elettorale può essere affrontata solo dagli esperti di tecnica giuridica. Questo è un altro modo di accrescere la confusione.
Io ho avuto modo di parlare, in sede privata, con illustri costituzionalisti. Tutti mi hanno dichiarato (in privato) che effettivamente l’unico modo per salvare capra e cavoli (governabilità e democrazia) sarebbe proprio il sistema proporzionale corretto con premio di maggioranza ad una sola lista aggiungendo subito un “ma”: ma questo sistema turba troppo i rapporti delle attuali “clientele” sia a “destra” che a “sinistra” (e soprattutto al “centro”). Con questo sistema tutti i giochi di “scaricabarile” della responsabilità delle decisioni non sarebbe possibile e quindi “questa legge non s’ha da fare”.
Bene, a questo discorso, io ho sempre replicato “ se questo è vero allora non è più possibile fare qualcosa di buono in Italia”. Io credo comunque che sia giusto il discorso che quei signori fanno solo “in privato”. Chiunque lo può capire “ragionando” con la propria testa.
Ti sarei grato se tu mi rispondessi e mi esponessi le tue idee in proposito.
polites ha scritto il 27 luglio 2012
Ciao giopiz, approfondimento davvero molto completo e interessante. Ribadisco però il mio dubbio di fondo. Conoscendo l’attaccamento alle poltrone della nostra classe politica, io immagino uno scenario in cui praticamente tutti i candidati finirebbero per convergere nei due o tre partiti favoriti. Movimenti consapevoli di non poter diventare il primo partito probabilmente si scioglierebbero e alle elezioni credo non arriverebbero più di 4 o 5 liste, delle quali realisticamente solo due si giocherebbero la possibilità di governare.
Niente di male, anzi. Ho sempre creduto nel bipolarismo e non c’è niente che mi deprime di più di vedere tutti questi partiti e partitini in parlamento. Quello che mi preoccupa è però la tenuta di una partito così allargato, all’interno del quale non mancherebbero correnti e posizioni differenti. Mi viene in mente la storia recente dei Radicali, eletti nelle liste del PD nonostante la lontananza “radicale” dalla politica di Bersani & C.
Quindi, per chiudere, ti dico che la proposta mi piace molto ma non mi convince fino in fondo..
giopiz ha scritto il 28 luglio 2012
Ciao Polites,
Ti ringrazio per l’attenzione e – pregandoti di non pensare che io voglia convincerti a tutti i costi – ti chiedo di continuare il discorso sul tema della legge elettorale prendendo in considerazione anche queste motivazioni a favore del sistema che mi sono permesso di proporre.
Se dobbiamo rispettare alla lettera l’art.49 della Costituzione non ci sono dubbi: l’unico sistema che garantisce a tutti gli elettori una rappresentanza corretta è il sistema proporzionale puro.
Io naturalmente non ho nulla da obbiettare a chi sostenesse questa tesi (in quanto con esso si garantisce appunto ad ogni partito di essere rappresentato in proporzione esatta al numero dei voti ricevuti).
Se ho preso posizione a favore di un sistema proporzionale con premio di maggioranza è perché il sistema proporzionale puro non garantisce la stabilità del governo (salvo il caso in cui un solo partito ottenga la maggioranza assoluta). Escluso tale caso, i partiti di minoranza che formano la coalizione di maggioranza diventano indispensabili per la stabilità del governo e sono in grado di farlo cadere a loro discrezione (ciò che hanno poi realmente fatto dal 1953 e al 1992 quando i governi raramente duravano più di quindici mesi).
Da notare che anche col sistema detto “maggioritario all’inglese” introdotto nel ’94 i governi sono sempre andati in crisi perché i partiti della coalizione non sono riusciti a portare avanti un programma unitario.
Il sistema maggioritario, per altro (anche se avesse garantito stabilità di governo -cosa che non è affatto avvenuta-) non può essere giudicato costituzionalmente corretto. Anzi non occorre essere giuristi per capire che è palesemente incostituzionale. Basti pensare che in base ad esso quei cittadini che in un collegio qualsiasi hanno votato per uno dei candidati che non sono stati eletti restano del tutto esclusi dalla rappresentanza parlamentare. Praticamente quasi la metà dell’elettorato con questo sistema “non è rappresentato” in Parlamento.
Io trovo scandaloso che quando fu proposto nel ’93 il famigerato referendum Segni, che aprì la via al sistema maggioritario “all’inglese”, nessuna voce si sia levata neppure tra i partiti che erano stati i fondatori della Costituzione (in particolare PCI, PSI, DC e particolarmente il Partito Radicale) per opporsi alla più patente e più profonda ferita inferta all’art. 49 della Costituzione dal 1948. E questo silenzio è forse il più grave errore (doloso e stolto) della sinistra italiana a causa del quale tutti i democratici italiani hanno pagato dal ’94 in poi e continueranno a pagare finché non si formerà un movimento capace di riportare nell’agenda politica di questo disgraziato paese la semplice lettura della Costituzione del 1948.
Un sistema maggioritario corretto con un premio di maggioranza invece non può essere considerato incostituzionale se non altro perché tutti gli elettori restano sempre in condizione di pari opportunità di ottenere la maggioranza (di qualunque entità essa sia) e chi non ottiene la maggioranza in una elezione la può sempre ottenere nell’elezione successiva (anche con una bassa maggioranza relativa) e comunque ottiene una rappresentanza in Parlamento.
Aggiungo soltanto che un altro pregio di questo sistema sarà sicuramente quello di favorire la riunione sotto un unico simbolo di partiti che condividono gli stessi obbiettivi programmatici di fondo. Sapendo che con la maggioranza relativa si può ottenere la possibilità di governare, ognuno di questi partiti si farà carico di superare le divergenze con gli altri su problemi secondari e potrà convincere gli elettori a votare sulla base di precisi impegni programmatici.
Quindi si può prevedere che le maggioranze relative e quindi di governo, con questo sistema, non saranno mai molto basse. Mentre nello stesso tempo anche i partiti minori avranno la possibilità di portare avanti le loro proposte e programmi senza dover “mendicare” una presenza in Parlamento dai partiti maggiori.
La vicenda del Partito Radicale, a questo proposito, è esemplare. Il PR quando vigeva il sistema proporzionale puro ha avuto possibilità di entrare in Parlamento pur con una percentuale minima (dal 2 al 5 %) ha potuto svolgere un ruolo di importanza capitale restando sempre all’opposizione. Non occorre ricordare le grandi battaglie (tutte vinte) per il divorzio, l’aborto, l’obiezione di coscienza, la responsabilità dei giudici ecc.
Ciò sta a dimostrare che un “piccolo partito di opposizione” quando ha buone idee e principi sani può portare un contributo di enorme importanza per il progresso del Paese (se il sistema elettorale gli permette di essere presente in Parlamento).
Ti dirò sinceramente che quando ho visto nel 1993 Marco Pannella sostenere il referendum Segni (che ha poi portato al sistema elettorale inglese) ho pensato che qualche forza antidemocratica straniera e nemica dell’Italia lo abbia pagato perché distruggesse del tutto il Partito Radicale e la sua preziosa esperienza per la democrazia italiana.
Con i nuovi sistemi elettorali (mattarellum e porcellum), come tu stesso osservi il Partito radicale ha dovuto ad ogni elezione “mendicare” (ora a destra e ora a sinistra) una sua presenza in Parlamento dai Patiti Maggiori. E comunque il Partito Radicale che conoscevamo è definitivamente morto dopo le elezioni del 1994.
Detto questo io posso anche ammettere che la mia proposta non ti convince ancora. Ma tu, caro Polites, a questo punto mi devi permettere di chiederti di esporre una proposta fatta da te sulla quale io ti darò volentieri il mio modesto parere.
Grazie ancora per la pazienza.
polites ha scritto il 30 luglio 2012
Ciao Giopiz, devo dire che andando avanti con la discussione la tua proposta mi convince sempre di più. Da parecchio cerco di farmi un’idea sui sistemi elettorali possibili e di mettere a punto una mia proposta da pubblicare, ma ho ancora bisogno di un po’ di tempo…
Nel frattempo ti segnalo questa ipotesi, che a me pare piuttosto interessante, sempre qui su unicavox: http://www.unicavox.com/todo/interno/introduzione-di-un-sistema-elettorale-uninominale-maggioritario-con-voto-alternativo/
polites ha scritto il 31 luglio 2012
Anche questa proposta mi sembra piuttosto interessante e potrebbe benissimo sposarsi alla tua, dando ancora più solidità ai futuri governi: “Introdurre il vincolo di mandato per i parlamentari” (http://www.unicavox.com/todo/interno/introdurre-il-vincolo-di-mandato-per-i-parlamentari/)